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"Il Pitagora" partecipa alla visione del documentario "BINXET-SOTTO IL CONFINE"

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Il 27 febbraio presso il teatro Apollo di Crotone, le classi IVD, VD e VB del Liceo Classico Pitagora, accompagnate dalle professoresse Giovanna Ripolo, Anna Melillo e Giuliana Vrenna, hanno assistito nell'ambito delle iniziative organizzate da Agorà Krotonalla proiezione di "Binxet-sotto il confine", primo documentario pluripremiato che racconta, con immagini esclusive, la condizione del popolo Curdo che subisce la violenza dell'esercito turco in Kurdistan. Il film, realizzato dal regista crotonese Luigi d'Alife, è accompagnato dalla voce narrante dell'attore già premiato al festival di Cannes e alla mostra del cinema di Venezia, Elio Germano. Le immagini sono state raccolte dallo stesso D'Alife nei suoi cinque viaggi tra il 2015 e il 2016, tra Turchia, Siria e Iraq. Il confine che divide la Siria dalla Turchia è costituito da un lungo filo spinato, una ferrovia, dai campi minati e qualche toretta d'osservazione. Questa sottile e lunga striscia di terra, corre per 911 km. Essa divide il Rojava (Siria del nord) dal Bakur (sud-est della Turchia) , ma soprattutto separa famiglie ed un paese che esiste ma non c'è sulle cartine geografiche, il Kurdistan. Qui si svolge la battaglia contro i Daesh, infatti i Curdi lottano per la liberazione del confine e contro la violenza repressiva del dittatore Erdogan. La battaglia del dittatore turco non è solo a fini politici, ma anche culturali: nelle zone della Turchia, ai Curdi non è permesso parlare pubblicamente la propria lingua, mantenere la propria cultura, e vengono distrutte le loro città di tradizione millenaria. Riguardo a questa situazione disastrosa, il mondo tace: da una parte in Turchia viene negata la libertà di stampa e per questo molti giornalisti vengono arrestati; dall'altra l'Europa sovvenziona i campi d'accoglienza in aiuto delle popolazioni in guerra, ma in realtà i soldi vengono utilizzati per finanziare la guerra e la costruzione del muro. Nei campi di accoglienza solo l'8% della popolazione vi rimane, in quanto le condizioni sono pessime, ed inoltre sono obbligati a comprare merci che costano il quadruplo rispetto ai mercati della città. Perciò la gente preferisce vivere nelle proprie città, anche se distrutte. Nel documentario sono state intervistate diverse persone, tra cui Layla, una ragazza di neanche trenta anni che è la prima sindaca della città di Gire Spi; Messoud è un giornalista che fa parte della campagna "No more silence", lanciata per rompere il silenzio di comunità e media internazionali rispetto al coprifuoco dell'esercito turco che ha ridotto in macerie la città di Nusaybin. Ma soprattutto, colpisce la storia di Besir, un bambino di soli dieci anni, che è stato ucciso dai militari turchi mentre era in corso una protesta per rompere l'assedio di Kobane.

Grazie a questo documentario abbiamo compreso che non bisogna avere paura dell'Islam, ma dell'ISIS, che manipola versi del Corano a proprio piacimento. Molte persone che hanno partecipato alla realizzazione del documentario sono morte sul campo di battaglia, combattendo per la propria libertà. Dunque, a voi chiediamo chi tra di voi avrebbe il coraggio di andare in luoghi di guerra? In fondo che cosa siamo... se non carne e ossa, o meglio, carne, ossa e qualche pensiero?

Alessandra Calabretta,
Antonella Borda,
Tommaso Lettieri,
Alessandra Pelaia

classe 4°D

locandina documentario

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